31/08/2007

Lila Downs - La Cantina (2006)

«En este disco, esta gran cantante, oriunda de México y USA, nos redescubre con su poderosa voz la ranchera mexicana (impresiona la versión de “La cama de pietra”). No sólo hay rancheras, también hay otras expresiones musicales mexicanas como el corrido y alguna composición propia. Temas melancólicos, críticas sociales, la receta del aguacate… todo esto tiene cabida aquí, dándole una mezcla de tradicional con lo tabernario, pero dando lugar también a los ritmos del otro lado de la frontera, conviviendo lo estadounidense con lo mexicano pero sin parecerse en nada al tex-mex, o es que no ¿pueden convivir amigablemente, por ejemplo, con un mismo hilo melódico una ranchera y un blues?» (Musicas de la Tierra)

«Mexican-American singer Lila Downs, who grew up shuttling between homes in Minnesota and Mexico, caught the attention of the general public with her performance in the film Frida. Those who turn to this album for more of what they heard there won't be disappointed, but they may be a little bit startled by the rhythm loops and subtle electronic effects that weave in and out of the traditional instrumentation over which she sings this wonderful program of Mexican ranchera songs. Downs’ dark, smoky voice is the perfect vehicle for these songs, which juxtapose the deep emotion of fado and mariachi music with norteño and tejano influences (notable especially on those songs that feature the legendary Texas accordionist Flaco Jimenez). Everywhere you turn there are deeper complexities lurking beneath the already complicated surfaces of the songs: the quietly wailing clarinet that follows the distorted guitar solo on “Agua de Rosas”; the ska-funk inflections that are constantly hovering around the edges of “Tu Recuerdo y Yo”; the dubwise phase-shifting effects on “Cumbia del Mole” (a song that explains how to make one of the more popular Mexican sauces, and which is helpfully performed in both Spanish and English versions). On “Arboles de la Barranca” the horns are over the top even by Latin standards, but so what? Over the top is half the fun. Very highly recommended.» (AMG)

«Sette anni dopo La Sandunga – l'album che la fece conoscere – e due anni dopo Una Sangre – il disco della consacrazione – torna Lila Downs, artista di padre statunitense e madre messicana che si è ormai affermata come la più originale esploratrice dei limiti della tradizione folk a sud del Rio Grande – l’unica sua vera rivale per talento e ambizione potrebbe essere Lhasa de Sela ma le sue uscite discografiche sono troppo sporadiche.
La Cantina è il lavoro in studio più a briglie sciolte della Downs, stavolta gli accenti jazz sono episodici e i virtuosismi vocali – la nostra Lila è diplomata in canto – sono tesi soprattutto a esaltare il vigore tutto messicano dei quindici brani contenuti nel CD. Passo avanti? Passo indietro? Difficile a dirsi perché Una Sangre è uno di quei dischi cui era difficile dare un seguito giacché l'artista con esso aveva raggiunto l'apice del discorso musicale avviato due lustri fa, perciò pare appropriata la scelta con La Cantina di pigiare il piede sull'acceleratore, lasciare che la sezione fiati fiammeggi come una pietanza messicana e – fermo restando la classe di Lila Downs – strizzare magari l'occhio al mercato: “La Cumbia del Mole” è il suo primo brano a essere sostenuto da un video.
Proprio “La Cumbia del Mole” è la canzone che apre l'album; scritta dalla Downs assieme al suo compagno d'arte e di vita Paul Cohen, ha un testo che è un viaggio tra le mille salse della cucina messicana e così finisce per essere anche una dichiarazione d'intenti per il menu musicale che seguirà. Il disco è stato registrato tra New York, Città del Messico, San Antonio e Austin: eppure all'ascolto dà l'impressione d'essere stato registrato in una sola sessione, segno che la complicità tra l‘artista e i suoi numerosi collaboratori era totale – da segnalare tra i session-men la presenza del leggendario fisarmonicista Flaco Jimenez. Le quindici tracce del disco offrono tutte momenti d'interesse e alternano momenti d'emozione (“Penas del Alma”) a sonorità travolgenti (“La Tequilera”): qualcuno dirà che è un album di transizione, e forse lo è, ma soprattutto è dimostrazione e conferma che Lila Downs è ormai signora e padrona degli infiniti sapori della musica popolare messicana.» (MusicOnTnt)

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8 comments:

radis-noir said...

Many Thanx, Radu! Nice post, nice blog!

Fabio said...

Tante grazie!!
Buenos Aires, Argentina

yesyesyes said...

Muchos Good

Radu said...

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Anonymous said...

The Rapidshare link for Lila Downs is incorrect.

Radu said...

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Gadjitator said...

Lila Downs is an amazing artist! She not only sings with range and tone from a barroom chanteuse to an opera singer and all stops in between (and a few all her own), but she writes her own material. And her songs are an equal with her immense vocal skills. A rare combination!!!

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In my view every person ought to look at it.