23/03/2007

Pino di Modugno - Bedouin (2004)

«Now this is Jazz. One might be tempted to classify this music as World Music and could do so with justification. But, in my estimation, damn little World Music swings this hard. Pino di Modugno is an accordionist, a Jazz accordionist. He shares a rarified company with Belgian Jean Baptiste “Toots” Thielemans as the master of an odd instrument in the jazz vernacular. He is no Lawrence Welk and for that we should be grateful (not that there is anything wrong with Lawrence Welk). No, pater familias Pino di Modugno (father of organist Vito di Modugno, who appears here) is an authentic jazz accordionist. He is so in a much more traditional way than Guy Klucevsek or Pete Selvaggio.

This traditional jazz bent is illustrated in the elder di Modugno’s repertoire for Bedouin. His palette spans Be Bop (Bud Powell’s “Down With It”) to Latin Jazz (Michel Camilo’s “One More Once”) to Soul Jazz (Nat Adderley’s “Work Song”) to the blues (Milt Jackson's “Bags Groove”). Never does this di Modugno’s instrument mock the music he is playing. It provides these jazz pieces with an old work charm not unlike sepia photography. Vito di Modugno provides the grease to the mix and guitarist Gibellini the butter. Cue up “Here’s that Rainy Day” and enjoy an Italian aural pastry and strong coffee.» (AllAboutJazz)

Non è cosa di tutti i giorni, e in particolare nel piccolo e un po' inacidito mondo del jazz, trovarsi davanti a una situazione come quella rappresentata in questo disco. Pensateci: un signore di una certa età – anche se ben celata da giovanile aspetto e baldanza – considerato, dopo decenni di onorata carriera nell'ambito della musica da ballo, uno dei massimi virtuosi mondiali di uno strumento tanto affascinante quanto impegnativo, che all'improvviso decide di lanciarsi in un'avventura “senza rete” e cimentarsi in un disco di jazz. E che, per aggiungere pepe all'intera faccenda, si fa affiancare da una delle migliori sezioni ritmiche disponibili in Italia […] e affronta, senza starci tanto a rimuginare sopra, un repertorio clamorosamente impegnativo. […]

E fin dal principio Di Modugno riesce a spiazzare le attese e le previsioni dell'ascoltatore. Si prenda, ad esempio, il brano d'apertura, una ardua e forse per questo poco frequentata composizione di Bud Powell, Down with It. […] Quel che affascina, in Down with It e nel resto del disco, è che il solismo di Pino Di Modugno non è di derivazione bop e non ne fa mistero, sviluppandosi invece nel solco di una cantabilità tutta mediterranea, anche e soprattutto sui giri armonici più frastagliati. [..] Questo disco, ruspante ma allo stesso tempo sofisticato, provinciale (nel senso, beninteso, che è nato in provincia) ma allo stesso tempo glocalizzato, è un potente antidoto al conformismo e all'anonimato che serpeggiano da un pezzo nei lettori CD di mezzo mondo. È la dimostrazione pulsante e vitale di come sia ancora possibile, in un periodo storico in cui tutto sembra già stato detto scritto e suonato, realizzare della musica orgogliosamente non convenzionale utilizzando linguaggi e procedure assolutamente convenzionali. […] (Luca Conti, Jazzitalia. Cliccate qui per la recensione completa)

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4 comments:

mariop said...

Darn it. The link is dead. May I ask if the link can be restored? Your help is much appreciated.

E said...

Hi,

Both links are dead now. Could you possible to re-post again? Thanks a lot.

Radu said...

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www.españa-3d.com said...

It's all wrong what you're writing.